
Quattro denunce e un ammonimento: così Tania è stata uccisa
Quattro femminicidi in pochi giorni. E una domanda che continua a restare senza risposta: quante denunce servono prima che qualcuno intervenga davvero? Il caso di Tania Terrin è la risposta più dura: quattro denunce, un ammonimento, e poi l'omicidio.
Quattro femminicidi in pochi giorni. E una domanda che continua a restare senza risposta: quante denunce servono prima che qualcuno intervenga davvero? Il caso di Tania Terrin, uccisa a Ferragosto a Venezia, è la risposta più dura. Il suo ex compagno, Dino Keber, aveva già quattro denunce per violenza. Altre donne lo avevano segnalato prima di lei.
Tania e la sua famiglia avevano mostrato alle forze dell'ordine le prove degli abusi. Eppure non è bastato: Keber ha ricevuto solo un ammonimento, l'ordine del questore di smettere con la condotta segnalata. Poi l'ha uccisa. «Se non avessi ritirato la querela non sarei viva», ha detto una sua ex. Non è un'iperbole: è il racconto di chi ha capito che denunciare, in questo sistema, non ti protegge, ti espone.
A Colleferro, Joanna è stata uccisa in casa dal marito davanti al figlio di nove anni. «C'erano segnali, ma sono sfuggiti», ha detto il sindaco. Segnali che non sono sfuggiti a nessuno: sono stati ignorati. Non è la stessa cosa. A Varese, un uomo è stato investito e ucciso da chi lo aveva scambiato per un rivale in amore. Non è «troppo amore», non è «gelosia»: è possesso.
È l'idea che una persona ti appartenga, e che se non è tua non deve essere di nessun altro. Tra l'inizio di luglio e il 20 agosto 2026, in Italia sono stati accertati otto femminicidi. Otto. E non sono numeri astratti: sono donne che avevano chiesto aiuto, famiglie che avevano denunciato, sistemi che non hanno funzionato.
Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha definito il femminicidio di Tania Terrin «una sconfitta dello Stato». È una definizione esatta, ma incompleta: è la sconfitta di tutti quelli che continuano a dire che la violenza di genere non esiste, che le donne esagerano, che se denunciano è per vendetta. La verità è che non abbiamo un problema di numeri, ma di cultura. E finché l'ammonimento sarà considerato una risposta adeguata a quattro denunce, continueremo a contare i femminicidi come se fossero inevitabili. Non lo sono.


