Picchiata in crociera, il caso è archiviato: «Voglio giustizia, non vendetta»
2 min di lettura

Picchiata in crociera, il caso è archiviato: «Voglio giustizia, non vendetta»

di Samuele Kone

Picchiata dall'ex durante una crociera in acque internazionali, Sofia Esposito ha visto il procedimento archiviato per difetto di giurisdizione. Ora ha scritto a Mattarella e Meloni: «Voglio giustizia, non vendetta».

Una crociera doveva essere una vacanza, per Sofia Esposito è diventata il luogo di un'aggressione che nessun tribunale italiano può giudicare. Il suo ex compagno l'ha picchiata su una nave battente bandiera panamense in acque internazionali, e il Tribunale di Foggia ha archiviato il procedimento per «difetto di giurisdizione».

Sofia, 21 anni, è originaria di Torino e vive nel Foggiano. Un anno e mezzo fa è partita da Bari per una crociera tra Grecia e Turchia con l'allora compagno. L'ultima giornata di navigazione, racconta, è precipitato tutto: «Prima mi ha dato uno schiaffo al ristorante, poi l'aggressione è proseguita su un ponte». L'uomo l'ha colpita con calci e schiaffi, anche quando era a terra e non riusciva a rialzarsi.

«Perdevo sangue dal naso e dalla bocca. Mi erano caduti gli occhiali e lui li ha distrutti calpestandoli. Poi sono rimasta sola sul ponte». Tornata a casa, Sofia ha lasciato il compagno. Il giorno dopo, visto che stava peggio, è andata al pronto soccorso: le hanno assegnato il codice rosso e ha denunciato tutto ai carabinieri.

La sua difesa aveva chiesto di ascoltare alcuni passeggeri e di verificare se esistessero immagini delle telecamere della nave. Ma il procedimento si è chiuso prima ancora di arrivare a questo: i fatti sarebbero avvenuti fuori dalla giurisdizione italiana, in acque internazionali su una nave battente bandiera panamense.

«Mi sono sentita tradita e abbandonata», dice Sofia. «Ho denunciato, raccontato e rivissuto tutto. Invece, la vicenda si è chiusa perché il fatto sarebbe avvenuto fuori dalla giurisdizione italiana». A sedici mesi dall'aggressione, i segni che porta dentro sono soprattutto psicologici. Ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla premier Giorgia Meloni, ha contattato centri antiviolenza, parlamentari e istituzioni, ha inviato pec e fatto telefonate.

«Perché non so più a chi rivolgermi», spiega. «Mi auguro che qualcuno ascolti la mia storia». Non chiede vendetta né soldi: «Se mai dovessi ottenere un risarcimento lo darei in beneficenza. Voglio che chi mi ha fatto del male, se riconosciuto responsabile, paghi. E, soprattutto, che nessun'altra ragazza o donna debba trovarsi nella mia stessa situazione». Per Sofia, la giustizia si è fermata al confine delle acque territoriali. E lei non sa più a chi chiedere di attraversarlo.