L'Inter cerca un esperto di cybersecurity: stage a 600 euro al mese
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L'Inter cerca un esperto di cybersecurity: stage a 600 euro al mese

di Lucia Sferra

L'Inter cerca un esperto di cybersecurity per uno stage a 600 euro al mese, con requisiti da profilo specializzato. L'analista Umberto Bertonelli: «Li paghiamo una miseria».

L'Inter cerca un esperto di cybersecurity e offre 600 euro al mese. L'annuncio è per uno stage: supporto al monitoraggio della cyber defense, vulnerabilità dei sistemi, protezione endpoint, verifica di identità digitali e formazione sulle minacce emergenti. Tra i requisiti, laurea in cybersecurity, informatica o ingegneria informatica e conoscenza di cybersecurity, sistemi operativi e minacce informatiche.

L'annuncio non è passato inosservato. L'analista economico Umberto Bertonelli, che sui social firma come dr.elegantia, ha commentato con un post dal titolo «Chissà come mai i talenti Stem fuggono da questo Paese» – dove Stem sta per scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.

A stupire non è tanto il compenso: 600 euro sono quasi la norma per gli stage in Italia. «Certo, qualche domanda viene spontanea se una stanza a Milano può costare circa 700 euro», fa notare Bertonelli, che poi va dritto al punto: «Leggete cosa viene richiesto». Nell'annuncio figurano competenze come Soc operations, incident response e vulnerability management.

«È chiaro che uno stagista non sarà responsabile di tutte queste attività, ma questa job description racconta bene il problema italiano. Cerchiamo profili sempre più preparati, con competenze tecniche complesse e molto richieste dal mercato, e continuiamo a valutarli 600 euro al mese, a Milano», commenta l'analista.

Che poi anticipa l'obiezione di chi vede nello stage una buona occasione per fare esperienza: «Se 600 euro ci sembrano accettabili perché altrove danno meno, abbiamo fallito. La cybersecurity non è un settore marginale e non stiamo parlando dell'azienda di zio Tano, ma di un settore strategico, ad alta specializzazione e con una domanda di competenze che continua a crescere».

Da una parte c'è una carenza oggettiva di profili qualificati. «Però quando arriva il momento di formare e valorizzare quei talenti, li paghiamo una miseria», dice Bertonelli. «E allora non stupiamoci se, una volta formati, molti scelgono Londra, Parigi, Amsterdam, Berlino o semplicemente un'azienda estera da remoto. Il paradosso è ancora più evidente quando l'annuncio arriva da un'organizzazione che compete a livello internazionale, muove budget enormi e dichiara di voler attrarre giovani talenti».