Vannacci vuole abolire le unioni civili e portare l'educazione militare a scuola
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Vannacci cancella le unioni civili e militarizza la scuola

di Nadia Bouhlel

Futuro Nazionale propone di abrogare le unioni civili, riservare le adozioni alle coppie eterosessuali, portare l’educazione militare nelle scuole e vietare le terapie di affermazione di genere ai minori, rendendole reato anche se fatte all’estero.

Futuro Nazionale vuole abolire le unioni civili, introdotte nel 2016 con la legge Cirinnà, e indicare nel matrimonio l'unico istituto di coppia riconosciuto sul piano pubblico. «Il matrimonio rimane l'unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico», afferma Vannacci nel documento. Il modello da sostenere è quello fondato sull'unione tra un uomo e una donna.

I diritti oggi collegati alle unioni civili verrebbero trasformati in diritti individuali, attribuibili alla persona scelta dal cittadino, senza «elevare il rapporto sessuale a criterio di concessione dei diritti». L'adozione ordinaria sarebbe riservata alle famiglie con padre e madre, escludendo le coppie omosessuali e i single. Per i single resterebbero solo eccezioni legate a casi particolari con un preesistente rapporto con il bambino.

Nelle scuole superiori potrebbero arrivare moduli di «educazione alla difesa e alla sicurezza nazionale», con la possibilità di partecipare volontariamente a campi di «formazione per educazione militare con valenza civica». L'obiettivo dichiarato è avvicinare alla carriera militare «i migliori giovani con i caratteri adeguati». Il programma prevede anche l'impiego dell'Esercito, insieme alle forze di polizia, nelle aree con «elevati livelli di criminalità e degrado» per riaffermare «presenza, controllo e legalità».

Sull’aborto il programma non chiede di abrogare la legge 194, ma di restringerne l’applicazione. Le associazioni pro-vita entrerebbero nei consultori, alle donne verrebbe data l’«informazione sul battito fetale», e la pillola Ru-486 non potrebbe più essere somministrata in ambulatorio o a casa: solo in ricovero. Il presupposto lo scrive Vannacci: «l’aborto non è un diritto». Sul fine vita, opposizione a eutanasia e suicidio assistito, con la vita difesa «dal concepimento alla morte naturale».

Per i minorenni, il programma vuole vietare gli interventi chirurgici di riassegnazione e gli ormoni bloccanti della pubertà, anche con il consenso dei genitori. Le pratiche di affermazione di genere sui minori diventerebbero un «reato universale», perseguibile in Italia anche se effettuate all'estero. Per gli adulti resterebbe la possibilità di sottoporsi agli interventi, ma senza sostegno economico del servizio sanitario pubblico. In tv, una fascia protetta dalle 6 alle 23 con divieto di programmi, scene e spot con contenuti definiti «genderisti/omosessualisti» quando possano essere visti dai minori, con sanzioni fino alla sospensione della licenza.

C’è un punto in cui il programma tira in due direzioni. Chiede l’Esercito nelle scuole e nelle strade, e insieme «rigetta con fermezza» l’obiettivo Nato del 5% del Pil per la difesa: quanto spendere, scrive, lo decide Roma e non le organizzazioni sovranazionali. Bocciato anche il fondo europeo Safe, considerato debito deciso a Bruxelles. Sui confini propone «pattugliamenti e interdizioni mirate» nel Mediterraneo.

Sulla natalità il programma promette sgravi fiscali crescenti con il numero dei figli, un assegno alle madri e un mutuo a interessi azzerati dal terzo figlio in poi — battezzati «reddito di rinascita» e «mutuo tricolore». A Bruxelles chiederebbe di sforare il Patto di stabilità per queste spese, mettendole davanti al Green deal e al riarmo. E di respingere le direttive europee e internazionali sui diritti Lgbt, «anche di fronte alle decisioni delle Corti».

Messo in fila, il programma toglie alle persone Lgbt istituti e diritti che oggi esistono, porta i militari dentro le scuole e nelle strade, restringe l’accesso all’aborto e decide cosa si può mandare in televisione fino alle undici di sera. Non propone politiche su un’Italia che c’è: ne disegna un’altra, dove alcune vite non hanno posto nello spazio pubblico.