
«Non sfugge al passato chi lo dimentica»: Ruth Berlau e le immagini che nessuno voleva vedere
Nel 1955, dieci anni dopo la guerra, la Germania Est pubblicò l'ABC della guerra di Brecht con le tavole censurate. La prefazione era di Ruth Berlau, e poneva una domanda che vale ancora: perché mostrare adesso queste immagini cupe?
Nel 1955 la Germania Est pubblica l'ABC della guerra di Bertolt Brecht: una critica al fascismo che è anche una critica alla guerra. La pubblica con le tavole censurate. La prefazione è di Ruth Berlau, e comincia con una frase che è insieme un avvertimento e un'accusa: «Non sfugge al passato chi lo dimentica».
Berlau si pone subito l'obiezione che le avrebbero fatto. «Perché presentare ai nostri lavoratori dell'industria di proprietà del popolo, ai nostri contadini cooperativisti, ai nostri intellettuali organici, alla nostra gioventù, che gode già delle prime razioni di felicità, proprio ora queste immagini cupe del passato?»
La risposta è nella frase che ripete subito dopo, e nel motivo per cui quel libro esiste. «Questo libro intende insegnare a leggere immagini, poiché per chi non è istruito è tanto difficile leggere un'immagine quanto qualsiasi geroglifico. La grande ignoranza sulle relazioni sociali che il capitalismo mantiene con cura e brutalità trasforma le migliaia di fotografie pubblicate nelle riviste illustrate in veri geroglifici, indecifrabili per il lettore ignorante».
Non è una difesa della memoria come dovere morale. È una cosa più concreta: guardare una fotografia senza saperla leggere non serve a niente, e chi non sa leggerle le subisce.
Che a scriverlo fosse lei non è un dettaglio. Prima di essere la donna accanto a Brecht, Berlau era una che le storie sapeva come si costruiscono. Nel 1929 parte da Copenaghen per Parigi in bicicletta, con un sacco a pelo e uno zaino, e si fa pagare venticinque øre a riga da un giornale della sera per raccontare il viaggio. Il viaggio è noioso, e allora si inventa quasi tutto. La stampa francese ci si butta: è la «ragazza danese che viaggiò sola a Parigi in bicicletta da Copenaghen per comprarsi un rossetto». Al ritorno la aspettano in decine, come se avesse fatto il giro del mondo.
L'anno dopo, durante una partita a bridge, annuncia che vuole andare in Russia in bicicletta per vedere con i propri occhi cosa succede. Non è comunista, vive con dei borghesi. Parte la mattina dopo. Diventerà attrice, giornalista, fondatrice di un teatro operaio; incontrerà Brecht nel 1935, quando lui e la sua troupe si esiliano in Danimarca; e la militanza antifascista sarà una delle cose a cui dedica la vita.
Una che aveva inventato un reportage per vendere righe finisce a scrivere che bisogna imparare a leggere le fotografie. Sapeva da che parte si costruisce l'inganno.
Settant'anni dopo, in Germania, l'estrema destra è tornata a dettare l'agenda del dibattito. Le immagini continuano ad arrivare a migliaia, e continuano a essere geroglifici per chi non ha gli strumenti per decifrarle. Chi dimentica il passato non ne esce: ci ricasca dentro.



